La Lavorazione

La prima forma di estrazione dell’essenza di Bergamotto risale al diciottesimo secolo.

La semplicità della lavorazione artigianale consisteva nel dividere l’agrume in due parti uguali, eliminare la parte interna composta da succo e polpa, e mediante un processo meccanico di strizzatura delle scorze denominato “sfumatura” che sfruttava la pressione naturale esercitata dall’essenza all’interno degli otricoli per far scivolare le gocce di essenza in una ciotola contenete una spugna, da qui il nome anche di “spugnatura” mista a sfumatura.
Il basso costo della manodopera dei cosidetti “Spiritari” (gli uomini che estraevano lo spirito) faceva si che venissero lavorati ad uno ad uno.

Le scorze venivano poi raccolte in sacchi di lana denominati volgarmente “saccotti” e strizzati per ricavarne ulteriore essenza.

Successivamente l’estrazione dell’essenza di bergamotto passò alle cosiddette “macchine calabresi” intorno al 1844 che garantiva una resa maggiore in tempi decisamente minori.

Esse consistevano semplicemente di due scodelle di ghisa (dal diametro di circa trenta centimetri) tra le quali i frutti venivano compressi e raschiati lasciando così sprizzare l’essenza che scolava insieme alle scorie della buccia ed all’acqua di vegetazione mediante una finestra situata nell’estremità inferiore della scodella per finire in un recipiente di rame o di argilla.

Al termine della giornata lavorativa, gli operai toglievano dalla macchina estrattiva il recipiente contenente essenza e detriti e, successivamente, avveniva la separazione dei liquidi dai detriti prodotti dalla lacerazione dell’agrume.

Questo primo processo meccanizzato, molto più complesso e che richiedeva una manodopera inferiore, prese il nome di “raspatura“.

Gli scarti venivano poi introdotti nei “saccotti” sorretti da cavalletti che venivano sottoposti a distillazione per ottenere il distillato di bergamotto.

La scomparsa nel corso del tempo di manodopera specializzata, l’esigenza di limitare i costi di trasformazione unita alla necessità di evitare nel corso del processo la perdita di essenza, hanno posto il problema dell’evoluzione della lavorazione del bergamotto dal piano artigianale verso forme e sistemi di organizzazioni industriali.
Si è giunti così all’invenzione di nuove macchine per la lavorazione.

 

Con questo nuovo processo a freddo e con macchine pelatrici, durante l’estrazione, una pioggia di acqua spruzzata dalla sommità delle camere di lavorazione, porta i prodotti dalla pelatura al premi detriti per finire in delle centrifughe dotate di dischi per la separazione immediata, per differenza di peso specifico, dell’essenza dall’acqua.

 

L’olio essenziale ottenuto, dopo essere stato sottoposto ad ulteriori analisi chimiche, viene conservato in appositi contenitori e poi distribuito in fusti saldati ed etichettati.